"Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi" Bertrand Russell
(Non avevo mai fatto caso a quanto fossero bruttini i pellicani veri)
Il viaggio in aereo fino a San Francisco e ritorno mi è sembrato lungo e noioso, ma worthwhile, ovviamente.
Soffro molto l'aria condizionata, mi asciuga gi occhi, che dopo 5 o 6 ore cominciano a bruciare e lacrimare rendendomi impossibile leggere o guardare un film. Per non parlare di quando il getto d'aria fredda mi colpisce la fronte, provocandomi immediamente una fastidiosissima nevralgia. Nonostante questo, ho guardato tre film: Duplicity, con Julia Roberts e Clive Owen, Julie and Julia con Meryl Streep, e The Ugly Truth che credo non sia ancora uscito in Italia (o forse è uscito in questi giorni). La scelta è molto ampia, indubbiamente, ma guardare i film sottotitolati in altre lingue è un po' antipatico, ho la tendenza a guardare le scritte, soffermandomi a studiare la traduzione, cosa che quindi mi distrae dai dialoghi. Ho scelto i sottotitoli in arabo per non avere tentazioni! Ho guardato anche quasi metà d un film giapponese "Honokaa Boy", ambientato alle Hawaii, che non era malaccio, ma come tutti i film giapponesi era lento, tanto lento che mi sono addormentata. Ho rivisto due puntate di Dr. House e due puntate di Grey's Anatomy.
Ho anche ascoltato musica, c'era una vastissima scelta nel sistema di entertainment della KLM. Beh, per dirla tutta, ho solo ascoltato Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, l'album per intero, quasi come se lo ascoltassi per la prima volta (!).
Ho sempre avuto un posto di corridoio, lo preferisco, per potermi alzare quando voglio, quindi non ho visto nulla di panoramico dagli oblò. Ho solo notato che al ritorno, in dieci ore, si parte di giorno, si assite al tramonto, poi si fa notte, poi arriva l'alba e infine si fa di nuovo giorno. Un condensato delle 24 ore, strano...
I pasti a bordo erano accettabili, nell'insieme, tranne i sandwich alla cipolla del tratto Roma-Amsterdam e l'insalata di legumi e cipolla della San Francisco-Amsterdam.
L'incombenza più tediosa è stata riempire i cinque moduli dell'immigrazione. Uno per ognuno di noi e uno per la famiglia. Tutti io, naturalmente, una rottura di scatole niente male! Nota per le autorità americane: i quadratini disponibili alla voce indirizzo email non sono sufficienti.
Da tutto quello che avevo letto e che mi avevano detto, pensavo di metterci almeno quattro ore prima di poter uscire dall'aeroporto, invece devo sfatare un mito: siamo atterrati alle 13:15 e alle 15:30 eravamo nell'appartamento! L'ufficiale della dogana, dopo aver controllato i passaporti, preso le impronte digitali delle nostre 40 dita, fotografato i nostri 8 occhi, mi ha chiesto se eravamo in vacanza, se i figli andavano a scuola, come mai prendevano tutti questi giorni di assenza, dove avevamo intenzione di recarci. Questione di cinque minuti. Nessuno ci ha guardato nei bagagli, siamo usciti, abbiamo fumato una sigaretta, siamo saliti su un taxi, e fine. Non mi posso lamentare, davvero.
A proposito di fumo: tutti fumano a San Francisco, incuranti dei numerosi divieti. Non nei luoghi chiusi, ma per strada sì, ovunque, anche alle fermate degli autobus e davanti ai negozi (che sarebbe proibito). Altro mito sfatato...
All'aeroporto Schiphol di Amsterdam hanno un modo simpatico di chiamare i viaggiatori in ritardo: "Mr. Mario Rossi, you are delaying the flight!", stai ritardando il volo, se non ti sbrighi, partiamo senza di te e scarichiamo i tuoi bagagli sulla pista così impari!
Su Youtube c'è! C'è anche un altro tormentone, sempre dello Schiphol, "Mind your step" alla fine di ogni tapis roulant. Se ti siedi lì vicino dopo un po' lo odi!
Perché io non sono da meno... Pancakes! ... (Figlio piccolo avrà ereditato qualcosa da me, no?)
Per quanto riguarda il cibo, direi che in generale mi sono trovata bene, anche se l'ho trovato "pesante" - ma forse sono io che non ho più l'età, quando stavo in Inghilterra mangiavo di tutto e digerivo anche i sassi.
Il mio pasto preferito rimane la colazione. Sono andata tre volte da Joe's, il posto sotto casa, squallidissimo, vecchio, gestito da una signora cinese che assomigliava a un guerriero dell'esercito di terracotta di Xian, guai a contraddirla! Ordinare una colazione con lei non è tanto semplice. Vuoi del semplice caffè, bene, ma devi dire se vuoi anche il bricchetto del latte, perché dopo non te lo porta più. Uova? Perfetto. Ma le vuoi fritte? Fritte come, da tutti e due i lati o sunny-side-up? Strapazzate? Ottimo, ma molle o ben cotte? E poi quante, due o quattro? E il pane, lo vuoi bianco, integrale, con i semini, tostato, più verso l'abbrustolito? O vuoi English muffins? E la marmellata, sì, ma quale? Fragole, lamponi, arancia? Insomma, se non rispondi all'interrogatorio c'è il rischio che ti butti fuori dal locale (almeno a giudicare dalla faccia che fa). E infine non ti azzardare a chiedere patate fritte se nel tuo ordine c'è gia una porzione di hash browns! Scherziamo? Quelle sono già patate, quindi lei mica può abbinare due tipi di patate diversi, oh.
Se riesci ad arrivare fino alla fine, poi è gentile e ti rabbocca sempre la tazza di caffè. Impossibile andar via con la tazza vuota, perché anche quando hai già pagato, lei passa e ti riempie la tazza, fino a scoppiare.
Questa è una bella abitudine americana, trovo. Lo fanno anche con l'acqua, e con la Coca-Cola, che da noi sarebbe inconcepibile. Abbiamo mangiato in un locale self-service dove le bibite te le prendevi da solo, in pratica compri il bicchiere di cartone, poi lo riempi di quello che vuoi (soft drinks di tutti i generi), quante volte vuoi.
Una volta abbiamo mangiato in un ristorante italiano, vicino casa, sulla Clement. Un tal Ernesto. Non ho mai visto tanto aglio e tanta cipolla tutti insieme in un unico piatto. Il cameriere era pure un po' troppo lecchino, ma insomma, sopportabile. I nostri vicini di tavolo ci hanno scrutato per tutto il tempo, forse perché mangiavamo le linguine con la sola forchetta, senza l'aiuto del cucchiaio. Magari è considerato maleducazione e io non lo sapevo!
Il sushi meriterebbe un discorso a parte. Sushi ovunque, molto di moda, molto più che in Italia. Ma è sushi quello? Sì, lo so, sono i California Rolls. Ma a me il sushi con la maionese proprio non mi va giù, che ci posso fare??
Alla fine i pasti più graditi sono stati quelli più americani, gli hamburger giganti sommersi di salse, e le patate fritte (ma le friggono con tutta la buccia??). Da Bill's, sempre sulla Clement. Sempre nei dintorni, per evitare se possibile di andare in giro di sera.
Approdiamo con il bus 38 all'incrocio tra O'Farrell e Powell. Fermi all'angolo, ci guardiamo intorno per orientarci. La prima volta, si sa, non è così automatico, no? Tra la folla, un signore anziano, distinto, tipo lord inglese, si avvicina gentilmente e mi chiede se abbiamo bisogno di aiuto. Gli rispondo che no, grazie, stiamo andando a Market Street per comprare il Muni Passport (7 giorni di autobus e cablecar a 24 dollari). Lui sorride e afferma che forse mi interesserà sapere che sto proprio davanti al tabaccaio dove John Lennon era solito venire a comprare le sigarette.
........
Lo guardo fisso negli occhi... incredula. Lo ringrazio e gli rispondo che allora scatterò qualche foto.
Mi spiega che adesso questo negozio vende cappelli, ma sopra hanno lasciato l'insegna del tabaccaio in onore di John Lennon.
Mi saluta cordialmente e si allontana.
........
Mi sto ancora domandando perché.
Cioè, mi ha guardata in faccia e ha capito che....?
Boh.
Resta il fatto che di questa leggenda metropolitana non esiste traccia alcuna. Ma forse lui era il proprietario del negozio, e veramente John una volta è entrato a comprare le sigarette. Chi può dirlo...
Una cosa mi è rimasta sullo stomaco: siamo andati a visitare il posto più sconsigliato ai turisti, a parte il quartiere di Tenderloin, che comunque ci siamo andati a sbattere e merita tutta la sua fama. Intendo il Fisherman's Wharf. Tutta roba per turisti, ma dalla parte di Ghirardelli Square c'è un pontile, una bella vista sia sul mare sia alle spalle, sulla città. Al Pier 39 sono entrata in un negozietto, Antiquities of California, e ci ho trovato questo

Prezzato 16 mila dollari. Mh. Parliamo di un Abbey Road autografato da tutti e quattro i Beatles, non so se mi spiego. Incorniciato pacchianamente ma in ottimo stato. Un commesso si è subito avvicinato. Sai lì come fanno, appena entri in un negozio ti dicono Hi, How are you doing? E poi Where are you from? AAHH Italy, mio nonno è di Capaci in Sicilia. E chiacchiere varie. Insomma, siccome ero italiana come suo nonno (capirai) mi avrebbe dato Abbey Road a metà prezzo, 8000 dollari. Compresa la spedizione a casa mia, comodamente imballato.
Non mi ha neanche sfiorato l'idea, sinceramente. Davvero, Non sono una collezionista.
Però non smetto di pensarci...
E mo' l'hanno venduto???!!!!
Musica che ho sentito in giro per San Francisco:
il supermercato DeLanos è specializzato solo in musica anni 50 e 60. Genere America Graffiti, Beach Boys e un paio di volte Beatles. Negli altri negozi, Beach Boys, Beatles, qualche Dylan, le canzoni del momento. Un percussionista di strada suonava Eight Days A Week con i bidoni della spazzatura, i barattoli e qualche bottiglia di vetro. Si è meravigliato che io l'abbia riconosciuta, ma gli ho dato un dollaro. Alla radio in macchina, avevamo cinque o sei stazioni preimpostate, ognuna proponeva un genere, dal Country al Rock, al Latino, agli immancabili Beach Boys. Insomma, credevo peggio
.
La macchina che abbiamo noleggiato per due giorni era una Pontiac G6 GT. Ciccio ha detto che gli piacerebbe averla, mentre per me è una macchina da vecchi. E figlio grande ha sentenziato: Ma voi SIETE vecchi!
Eccola, immortalata nella ridente località turistica sul mare di El Granada - Half Moon Bay.
Dove mio figlio piccolo, alle dieci e mezza di mattina, si è scofanato questo coso qui:
Ora posso dirlo, questa era la nostra stupenda casa di San Francisco
. Quella rossa, quella sopra la ferramenta ACE. La camera da letto era quella con le finestre sulla destra (dormivo con la testa accanto a quella bandiera italiana, sul negozio di arredamento (pseudo)italiano, mentre a sinistra c'era il salotto/cucina dove hanno dormito i ragazzi. Dentro, non era niente male, a parte un po' di polvere, che ho provveduto subito ad eliminare ma che si accumulava facilmente, trovandoci su una strada grande, con passaggio di auto, camion e soprattutto il rumorosissimo (ma comodissimo bus n. 38). Pavimenti in vero parquet, letto alto due metri che per salire mi ci voleva la scala (comodissimo però), bagno minuscolo, cucina super-attrezzatissima, con tutte quelle cose che noi provinciali guardiamo e facciamo "oooohh", tipo il trita-rifiuti nel lavello, il frigo a due ante con il dispenser di acqua e ghiaccio, il forno a microonde sopra l'aspiratore, il forno normale iper-programmibile, il cavatappi elettrico, eccetera. E' stata una fortuna, nell'insieme, aver preso la casa anziché andare in albergo, perché praticamente appena arrivati ciccio me ne ha combinata una delle sue: è caduto vittima della famosa (e temutissima) vendetta di Montezuma, seguito a ruota dal figlio piccolo, che per una notte intera ha anche vomitato abbracciato al gabinetto. Son scene. Io e figlio grande, nel frattempo, provvedevamo a: pulire, andare da Wallgreens a comprare farmaci e termometri (ora posso vantarmi di avere un magnifico termometro Vicks in gradi FARENHEIT, pagato 9,99 dollari più tasse, dove per stare bene devi avere almeno 97°
), andare da DeLano's a fare la spesa. Ammetto che ora tutta la faccenda mi fa ridere, la trovo estremamente comica, è diventato un bel ricordo del nostro viaggio, ma sul momento... sul momento giuro che sbattevo la testa contro il muro, che mi sembrava inconcepibile, oltre che ridicolo. perdere preziosissimi giorni di vacanza così, chiusi nell'appartamento a cercare di convincere ciccio a prendere l'Imodium, gli integratori, a bere il Gatorade (questo ci hanno dato in farmacia....), e a ingollare il fantasmagorico Pepto-Bismol (questo link non ve lo perdete, è veramente allucinante!!).
Comunque, tornando alla casa, è stata una buona scelta. In un primo momento, all'arrivo, mi è sembrato tutto strano. Questi edifici bassi, la strada larghissima, i pali della luce e i cavi elettrici tutti volanti, la gente per strada all'apparenza poco raccomandabile... mi sono detta: ma dove sono capitata? Poi ho visto il resto della città, e mi sono resa conto che eravamo in un quartiere tranquillissimo. La gente è strana ovunque, ma almeno lì a Central Richmond non ci sono i barboni. Che poveracci, non fanno niente di male, tranne chiedere sigarette. Non so quante sigarette abbiamo distribuito in 10 giorni...
La prima volta che abbiamo preso l'autobus per andare in centro, mi sono trovata accanto ad una ragazza che parlava al cellulare. In giapponese. Eh, eravamo ai confini di Japantown, in un quartiere pieno di cinesi, direi abitato quasi esclusivamente da cinesi. Tanto che non siamo mai andati in uno dei mille ristoranti cinesi, perché tutti i clienti erano cinesi e ci metteva in imbarazzo.
Ogni mattina io e ciccio (dopo la guarigione miracolosa in soli due giorni) andavamo a fare la nostra passeggiata a China Beach, a guardare l'oceano, il ponte, i pellicani e i leoni marini. Mi sono innamorata di China Beach. Anche se, poco più sù, alla fine di Geary Boulevard, c'è Ocean Beach... la spiaggia dove mio figlio piccolo ha fatto il bagno - involontariamente... :-( solo per essersi avvicinato troppo. Le onde dell'oceano non perdonano.
PS - Il Golden Gate Bridge l'ho visto anche dall'altra parte, quella dove vanno tutti, in una delle poche giornate di sole abbagliante (perché il sole abbaglia, a San Francisco).
In quella circostanza, mio figlio grande ha fatto cadere la macchina fotografica nuova (quella regalatami dall'ufficio per i vant'anni di servizio). Naturalmente, è caduta di piatto, sull'obiettivo aperto, che si è incastrato e non ha mai più funzionato. Quindi la maggior parte delle foto le ho scattate con la vecchia Canon, che alla fine è quasi meglio...

Tra poco più di 24 ore partiamo.
Ho ancora tantissimo da fare in ufficio per lasciare in ordine, e non voglio neanche pensare a quanto ho da fare a casa, dato che negli ultimi giorni sono sempre andata ad aiutare mia madre per il trasloco.
Mi dispiace di non poter rispondere ad un paio di email rimaste in sospeso, chiedo scusa.
Ci ritroviamo qui il 16 novembre, ciao a tutti!
Dopo le prove tecniche, i commenti sul fine settimana appena trascorso.
Visita alla nuova casa di mia madre. E' arrivata la cucina mondoconvenienza, e naturalmente mamma ha dovuto ricredersi. Sarebbe stato molto meglio fare come avevamo suggerito noi, non come ha voluto fare lei, contro ogni logica. Troppo tardi, quindi ora si ritrova con una bella parete attrezzata a sinistra e un frigorifero solo soletto, tutto sperduto, a destra. Che ci fa un frigo grigio metallizzato enorme accanto al divano? Niente, ma ci deve stare per forza. Poi hanno montato la caldaia. Ed è lì che mi sono accorta che la lavatrice a carica dall'alto di mamma lì sotto non c'entra. O meglio, c'entra, ma poi non la apri più. Non l'avessi mai detto! Disperazione e lacrime, perché lei non ci aveva pensato. Neanche io in effetti, non fino a quando ho visto quanto è stata montata bassa la caldaia. Fatto sta che ora le devo regalare una lavatrice nuova, a carica frontale, che lei non vuole perché sostiene che non può chinarsi. Boh.
Dopo questa piacevolissima visita di cortesia, l'ho accompagnata a fare la spesa al supermercato e, tanto per cambiare, per poco non la ammazzavo. Una persona sovrappeso, perennemente (giura!) a dieta, che fra 3 giorni deve traslocare, cosa se ne fa di un barattolo di miele da un chilo? E di mezzo chilo di mozzarelline? E di un pacco-jumbo di biscotti che neanche mio figlio piccolo? E di 6 bottiglie di tè freddo alla pesca marca Conad? E di una vaschetta di gelato carte d'or triplo cioccolato?
"Mamma", le dicevo, "guarda che questa è tutta roba in più da trasportare nella nuova casa".
"Cosa vuoi, che muoia di fame questa settimana?"
"Sono solo tre giorni mamma, non mi dire che ti mangi due chili di zucchero in tre giorni!".
"Eeeeh tu non sai quanto ne usa tua nonna! Ogni tazza di latte ce ne mette cinque o sei cucchiaini!"
Mia nonna... mah, prendiamola per buona.
Come se non bastasse, mi ha appioppato un altro carico di roba che a lei non serve, ma a me è sicuramente indispensabile: quattro paia di collant color carne misura IV (mai usati!!!), una vestaglia a fiorelloni gialli e blu (manco mortaaa!!), una collana etnica color giada (non porto collane). Ho scaricato tutto nel cassonetto giallo della caritas.
Ieri ho dovuto sopportare una mattinata al centro commerciale. Affollatissimo e massacrante quanto basta per vanificare quel minimo di beneficio regalatoci dal ritorno all'ora solare. Con annessa doppia telefonata di mia madre, che insisteva a volermi mandare all'Ikea, per comprarle un timer da tasca visto a casa di una sua cugina, senza il quale pare che proprio non possa vivere. Il figlio piccolo voleva una felpa orrenda da NYC, il figlio grande voleva un hard-disk portatile da Mediaworld, ciccio voleva un mini tavolo da ping-pong da Decathlon, e io credo di meritare quanto meno la beatificazione.
In tutto questo, ho anche cucinato: pastasciutta con le melanzane sabato a pranzo, pasta e fagioli sabato a cena, risotto allo champagne domenica a pranzo, cotolette e purè di patate (vero) domenica a cena. E come se non bastasse, ho risolto telefonicamente un paio di problemi al mio capo che stava partendo per il Giappone domenica pomeriggio. ho stirato una montagna di roba, e ne ho ancora altrettanta da stirare durante la settimana, in vista della partenza.
E oggi, finalmente, una riposante giornata di sano e meritatissimo cazzeggio in ufficio.
Parlando di cose serie, da qualche giorno ho un fastidioso disturbo, mi sembra di avere il labbro inferiore e il mento come "addormentati", come se fossi appena uscita dallo studio del dentista dopo un'anestesia, per intenderci. Meglio non andare a guardare con Google cosa può significare questo sintomo. Che uno si spaventa, entra in paranoia e crede di poter morire da un momento all'altro, come ho fatto io.
Fingendo un minimo di ottimismo, ho cominciato a pedalare sulla cyclette ogni sera dopo il lavoro, 15, 20, anche 30 minuti, se ce la faccio. Avevo cominciato già dalla scorsa settimana a diminuire del 50% le sigarette, in vista dei lunghi periodi di astinenza che mi aspettano a San Francisco, e stare attenta al cibo, come faccio sempre prima di un viaggio, tanto lo so che poi non resisterò alle colazioni al coffe shop sotto casa (due uova, due salsicce, due pancakes, due toasts, hash browns e caffè 8 dollari - poco più di 5 euro). Oggi sento meno formicolìo, e mi sono svegliata senza avere né braccia né gambe addormentate, cosa rarissima.
Questo mi ha fatto ricordare che tre mesi fa avevo promesso di cominciare una qualche attività fisica a settembre. La promessa è rinviata a dopo il viaggio, a questo punto. Ma ricordatemelo, ne va della mia salute.
Ieri, durante l'episodio "Una Spiegazione Semplice" di Dr. House, il dottor Kutner muore apparentemente suicida.
Dice Wikipedia:
L'uscita di scena di Kutner è dovuta principalmente al fatto che Kal Penn, l'attore che lo interpretava, è stato assunto come membro dell'amministrazione da Barack Obama alla Casa Bianca.
Buon per lui, ma mi dispiace, mi stava simpatico. Tra dieci giorni farò un salto di puntate, vedrò una puntata della prossima serie, in lingua originale. Uh, sono quasi emozionata...
Il film che vorrei vedere, "An Education", è attualmente proiettato in un cinema che dista 3 miglia (22 minuti di autobus) dall'appartamento dove andremo a stare. E' classificato PG-13 (Parental Guidance Suggested) per minori di 13 anni. Ma tutto sommato, credo che aspetterò, sperando che esca in Italia.
Altra notizia, riservata a me e Lylian - perché credo che non possa interessare nessun altro da queste parti, Miss O'Dell ha scritto un libro. E questo lo compro a San Francisco.
(Che si capisce che il capo questa mattina non c'è??)
[Miss O'Dell per sentire George che ride di gusto...]

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